Luxifer – concerto teatrale di Matteo Gazzolo

10959696_10205958941954909_8138470929815165854_nAssociazione artistica Orizzonti inclinati organizza

“LUXIFER” (sul peccato e sulla bellezza) Concerto Teatrale con Matteo Gazzolo

Venerdì 20 Febbraio ore 21:00 Sala Musa, Istituto Carducci, V.le Cavallotti,Como

Ingresso € 12 – Su prenotazione

Per ascoltare Matteo Gazzolo : http://www.soundcloud.com/matteo-gazzolo

I partecipanti lo stage di “Immedesimazione nel personaggio” del 21- 22 febbraio, condotto da Matteo Gazzolo, avranno l’ingresso gratuito.

Il testo di “Luxifer” proviene da due fonti cronologicamente molto lontane tra di loro, la prima parte è tratta dall’Apocalisse di Mosè, versione greca del primo secolo d.c. di un apocrifo dell’antico testamento, noto anche come Vita di Adamo ed Eva, mentre la seconda è tratta da Aurum Tellus di Gavino Ledda, un vasto testo in versi e in prosa, scritto negli anni ’80 del ‘900, e pubblicato in una singolare edizione limitata nei libri Scheiwiller.

Il tema è quello del confronto tra il bene e il male, inquadrato nel rapporto che l’uomo ha con l’ambiente naturale e con i propri simili, due contesti dove le scelte individuali e collettive tra bene e male si possono vedere nei loro effetti concreti.

Nell’adattamento teatrale della prima fonte di testo, ho scelto di fare di Lucifero la voce dell’io narrante (stimolato invero dall’originale stesso, che in tal modo presenta questa voce): egli ci racconta, dal suo punto di vista, la storia del peccato originale di Adamo ed Eva. Una delle novità non secondarie di questo suo punto di vista, ripresa proprio così come è espressa nell’originale apocrifo, sta nel vedere Adamo, e non Eva, come il vero fulcro, la vera causa scatenante del peccato originale.
Lucifero è un personaggio teatrale ironico e nevrotico, contraddittorio, ossessivo, vendicativo, ma questa ne è solo la superficiale apparenza psicologica, perché le sue argomentazioni sono invero assai lucide e chiare. La sua voce tornerà, poco prima del finale dello spettacolo, a ricordare il perché gli uomini vivessero in un paradiso terrestre del tutto illusorio, inconsapevole, e come il suo atto (tramite il peccato, far aprire gli occhi di Adamo ed Eva), apparentemente solo diretto contro gli uomini, possa invece essere sfruttato dall’uomo stesso per affrancarsi dalle sue sofferenze, evolversi e costruire da sé la sua propria libertà.

Come Lucifero è una “voce dell’aldilà” che si relaziona con gli uomini, così nel secondo testo sentiamo la voce degli elementi chimici primi, (diciamo, un aldilà interno agli elementi materiali), i quali essendo pensanti e coscienti si sono spontaneamente assemblati nei minerali, nelle piante negli animali e negli uomini. Questa voce proviene quindi dalle profonde interiorità della Natura e ci racconta che cosa ha fatto l’Uomo di sé e del mondo, dalla sua caduta sulla terra fino ai giorni nostri.

Gavino Ledda, in Aurum Tellus, immagina quindi gli elementi primi della chimica come dotati di pensiero e volontà coscienti, e che in tal modo essi creano, combinandosi tra loro, la Natura e l’Uomo. Distingue poi due gruppi di esseri umani: gli “òmines” (gli uomini quando si fanno gregge) e i “mugrones” (in sardo, mufloni, visti come individui liberi, ancora in diretto contatto con la Natura, non addomesticabili).
La voce parlante, un “mugrone”, spiega (al piccolo “mugroneddu”) come funziona la vita del cosmo, come funziona la vita sulla terra, e racconta cosa gli òmines hanno fatto dei doni meravigliosi che gli sono stati dati in custodia, come essi si siano ciecamente scagliati contro la natura e gli uni contro gli altri, autodistruggendosi. La continua esortazione, è quella a non credere alle illusioni distruttive, sia sulla vera natura del mondo, sia sulle pulsioni dei propri desideri, in cui cadono continuamente gli òmines.

A questo punto, è la voce diretta di Lucifero a tornare, come dicevo, per spiegare come solo la liberazione dalle illusioni (l’immagine del mondo non è che il riflesso di una realtà sostanziale, che gli òmines non percepiscono) può portare l’uomo a risollevarsi dalle sue oscurità e a riconquistare – per sé e per la natura – la vita, nella sua essenza più profonda, la quale è libertà fatta di conoscenza, di consapevolezza, di ascolto, di creatività, di armonia, di luce.

Un breve testo poetico, tratto dal finale di Aurum Tellus, chiude lo spettacolo: in esso la memoria, la mente, il canto, la poesia, la creazione artistica, sono indicati come la strada maestra per realizzare, fin dall’immediato presente, questa liberazione dell’uomo.

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